APPROFONDIMENTI
PPERCHÉ LA BOSNIA-ERZEGOVINA È IN FIAMME di Selma Hadžihalilović
Inserito il: 26/02/2014 15:37

Testimonianza della nostra amica Selma Hadzilalovic del Koletivo.ba di Sarajevo sulle manifestazione delle ultime settimane. A Zenica, Sarajevo e a Tuzla, i Croati, i Serbi ed i Musulmani hanno protestato insieme, fianco a fianco, per chiedere condizioni di vita migliori. 

Vi racconto una storia, che sono sicura ne ricalca tante altre. In una casa vicina alla mia, fino a poco fa viveva una famiglia con due bambini che frequentano le scuole elementari. Circa un mese fa, i dipendenti dell'impresa locale del gas gli hanno fatto visita per staccare loro il gas. La famiglia non poteva pagare le bollette; deve inoltre oltre 1.000 euro in bollette per l'acqua, senza contare le bollette dell'energia elettrica. Ma come potrebbe questa famiglia riuscire a pagare le bollette? Il padre è disoccupato da anni, e la madre lavora come donna delle pulizie per privati al fine di guadagnare lo stretto necessario per permettere ai suoi figli di poter mettere qualcosa sotto i denti.

Queste situazioni non ci sono solo in Bosnia, le famiglie disagiate esistono anche nel resto d'Europa. Ma qual'è la differenza tra l'Europa e la Bosnia-Erzegovina? Una differenza principale sta nell'arrangiamento costituzionale. In Italia la costituzione è espressione della volontà dei cittadini. In Bosnia-Erzegovina, alcuni dei cittadini non hanno diritti politici: non possono votare e non possono essere eletti; la nostra costituzione non è fondata sulla volontà popolare, è una costituzione scritta come parte dei negoziati per la pace a Dayton, ed il cui principale obiettivo era quello di concludere una guerra, non di assicurare rispetto sociale e diritti politici per i cittadini della Bosnia.

In un paese che ha costi di vita simili a quelli degli altri paesi Europei, i cittadini più anziani, coloro che hanno lavorato per tutta una vita, oggi vivono con una pensione di 25 euro. In alcune comunità, il supporto mensile per chi ha figli a carico ammonta  a poco più di 3 euro. Il salario medio, per chi è così fortunato da avere un lavoro, ammonta a 450 euro. Acquistare beni locali è spesso proibitivo, costa meno acquistare patate dal Perù e aglio dalla Cina che acquistare gli stessi prodotti coltivati dai produttori locali.

Le donne che cercano un lavoro devono dichiarare che non intendono avere figli nell'immediato futuro. Non fa notizia che una donna venga licenziata perché incinta. Non fa notizia che i pagamenti della maternità arrivino con mesi di ritardo. Non fa notizia che donne con oltre 20 anni di esperienza lavorativa, licenziate perché l'azienda per cui lavoravano è stata venduta, non possano andare in pensione perché l'azienda non aveva mai versato loro i contributi pensionistici.

Non fa notizia che i nostri figli muoiono perché il sistema sanitario è semplicemente inadeguato, e non fa notizia che alle donne incinta sia negata l'assistenza sanitaria. Non fa notizia che i nostri figli non possano più andare all'estero per ottenere le cure che qui gli vengono negate semplicemente perché non riescono ad ottenere un passaporto, poiché i nostri politici non riescono a districare una serie di nodi burocratici.

I nostri figli sono affamati, i giovani non hanno futuro se non nelle sale da gioco che aprono ad ogni angolo. I gruppi marginalizzati sono sempre più visibili. Le differenze di classe sociale sono sempre più evidenti. Può capitare di vedere una persona anziana rovistare nell'immondizia per cercare qualcosa da mangiare, mentre di fianco c'è parcheggiata una Maserati. I nostri atleti rappresentano il nostro paese con fierezza nonostante questo paese non abbia speso un singolo euro per i loro sforzi.

Il costo considerevole dell'apparato statale non beneficia nessuno tranne le élite politiche, diventando così autoreferenziale.

Ciò che oggi fa notizia, invece è che la Bosnia-Erzegovina è in fiamme. E' in fiamme perché la popolazione è arrabbiata, e affamata. Coloro che vivono ai margini della società, senza privilegi, i disoccupati, gli affamati e gli umiliati, le madri con i figli,  pensionati, tutte queste persone sono unite e stanno dicendo basta, basta, basta. Lentamente, il popolo della Bosnia si sta svegliando. Non importa da quale parte del paese siano, da quale entità politica arrivino, da quale zona o da quale villaggio, tutte queste persone stanno mandando lo stesso messaggio al governo: ne abbiamo abbastanza.

Seppur sia necessario riconoscere che alcune di queste proteste siano sfociate in violenza – causando anche parecchi milioni di euro di danni ad alcuni edifici governativi – possiamo dire che questi danni sono tuttavia minori comparati ai danni recati dalla corruzione, dalle mazzette e dall'uso indebito dei fondi governativi. Dobbiamo anche riconoscere che i media sono stati manipolati dai partiti politici che stanno cercando di strumentalizzare la situazione per servire i propri interessi. Alcuni manifestanti si sono trasformati in hooligans, provocando danni vandalici agli edifici ed alle proprietà del governo. Bisogna tuttavia riconoscere anche che la polizia ha risposto con un eccessivo utilizzo della forza contro i manifestanti. Alcuni dei leader delle proteste sono inoltre stati raggiunti da minacce di morte.

In merito a queste manifestazioni mi interessa sottolineare alcuni punti. Primo, che le proteste non accadono in tutto il paese. Nella Republika Srpska i cittadini hanno troppa paura di manifestare opinioni diverse da quelle del partito di maggioranza. Coloro che manifestano dissenso vengono chiamati traditori e diventano bersaglio di minacce violente. Soltanto alcuni attivisti per la pace e i diritti umani hanno avuto il coraggio di scendere in strada, nonostante le minacce. Nell'area ovest dell'Erzegovina, la parte a maggioranza Croata, come misura preventiva la polizia ha arrestato ed interrogato chiunque fosse ritenuto un potenziale manifestante contro il partito di maggioranza e contro il governo al fine di intimidire la protesta. Nonostante questo, i giovani hanno preso coraggio e organizzato proteste pubbliche.

A Zenica, Sarajevo e a Tuzla, i Croati, i Serbi ed i Musulmani hanno protestato insieme, fianco a fianco, per chiedere condizioni di vita migliori. I manifestanti rifiutano ogni connotazione etnica della protesta, e si dichiarano uniti contro chi ruba e chi discrimina, chiedendo un rafforzamento dello stato di diritto.

In quanto attivista e femminista, offro il mio pieno supporto alle proteste ed ai manifestanti. Condanno la violenza, perché credo che non ci sia nessuna giustificazione per l'uso della forza e per la violenza stessa. Mi auguro di cuore che la popolazione trovi la forza per restare focalizzata sugli obiettivi e per chiedere a gran voce condizioni migliori per tutti coloro che sono marginalizzati. Tutte queste persone sono tante, e comprendono minoranze, donne delle campagne, persone con bisogni sociali, bambini disabili e le loro famiglie, donne incinta, vittime di violenza, e tanti altri.

Se non riusciremo in questa sfida, non rimarrà che un sogno della libertà e del rispetto per i diritti umani.

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